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CAT_IMG Posted on 15/7/2006, 20:35Quote
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In mostra alla Pinacoteca Ambrosiana, ancora per alcuni mesi...poi riprenderà il suo posto al Louvre, vicino alla Gioconda.
La giornata è stata indovinatissima perchè, nonostante ci fosse molta gente in centro, questa era tutta impegnata per i saldi, così il museo era semi-deserto e non c'è condizione migliore per guardare, ri-guardare, soffermarsi e commentare le opere in sacrosanta pace e solitudine: eravamo solo alcuni davanti alla Cena di Emmaus di Tiziano, che è stata presentata in modo da valorizzare al massimo i dettagli, uno in particolare, che si poteva avvertire subito all'entrata della stanza dedicata ed era un misto di odori diversi fra loro...un cartello spiegava la sequenza di fragranze sprigionate accuratamente nell'ambiente e prodotte da Oikos (sul sito ci sono proposte come le gocce di rugiada ed io ne sono molto attratta perchè ricordano un paio di usanze nippo/milanesi al riguardo, ma non voglio divagare adesso) ad esempio il profumo dolciastro di lavanda dell'unguento di Nardo, gli arbusti di Palestina (e qui è stato un bell'indovinare, non avendone mai annusati) l'odore di pane, di ginepro e di violetta; quest'ultima essenza, cattura immediatamente i sensi e fa orientare lo sguardo verso le viole presenti sulla tovaglia...mi soffermo un attimo sulla tovaglia per chi non avesse ancora ammirato il quadro, sia al Louvre o qui a Milano: da lontano non si nota subito, ma appena ci si avvicina si può distinguere chiaramente la lavorazione del tessuto, di tipo jacquard con i riflessi lucenti, che è di una perfezione impressionante...
La mostra è dedicata anche ad alcune opere di Rembrandt, disegni meritevoli senza dubbio, ma mi aspettavo di più...
Anche qui all'Ambrosiana ho tentato il colpaccio, siccome eravamo li in quattro gatti, ma il commesso che si era messo a completa disposizione per ogni richiesta, in questo caso è stato irremovibile: volevo vedere il codice Atlantico fuori programma, ma non c'è stato nulla da fare...il mio charme ha fallito clamorosamente :rolleyes:
Per concludere questa piccola rassegna di sensazioni, consiglio vivamente una visita a questa pinacoteca, anche a distanza di tempo se possibile...erano alcuni anni che non rivedevo i gioielli conservati al suo interno ed è sempre emozionante perdersi nei quadri di Leonardo (il Musico), Tiepolo, Luini, Caravaggio, il grande disegno di Raffaello per la Scuola di Atene, Bramantino, Bril e Brueghel etc. etc.

Legata all' Ambrosiana, c'è anche la faccenda, ormai risolta, del giallo del codice di Boccaccio ...per chi fosse interessato, un articolo di Katia Biondi - Uni Cattolica di Milano:

Il giallo risolto del Boccaccio all'Ambrosiana
Marco Petoletti, giovane studioso della Cattolica, ha identificato un codice autografo di Giovanni Boccaccio. Per mons. Gianfranco Ravasi si tratta di «una scoperta rivoluzionaria».

[Pubblicato: 21/02/2006]

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Le biblioteche sono luoghi di tradizioni. Lo ripeteva spesso Giuseppe Billanovich ai suoi studenti e a quanti, con lui, si dedicavano con passione allo studio della letteratura italiana medievale. E fonte inesauribile di tesori nascosti si è rivelata, ancora una volta, la Biblioteca Ambrosiana, dove nel suo ricco patrimonio è stato ritrovato di recente un codice autografo di Giovanni Boccaccio.

Autore della scoperta letteraria Marco Petoletti, giovane studioso dell'Università Cattolica, allievo della professoressa Mirella Ferrari che, della scuola di filologia fondata da Billanovich, è tra le maggiori eredi.
Il manoscritto riproduce gli Epigrammi di Marco Valerio Marziale (morto intorno al 104 d.C.), che l'autore di Certaldo ricopiò nel 1362 durante il suo soggiorno napoletano.

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Il codice, presentato lo scorso 17 febbraio dal prefetto della Biblioteca Ambrosiana, monsignor Gianfranco Ravasi, rappresenta una "scoperta rivoluzionaria" perché va ad ampliare notevolmente gli studi critici sul poeta originario di Terragona. Ma, nello stesso tempo, mette in luce un Boccaccio inedito: "moralista", da un lato, perché bacchetta Marziale («Sia maledetto questo poeta», scrive in una postilla) per l'uso di un linguaggio fin troppo osceno e licenzioso; "disegnatore", dall'altro, perché correda il manoscritto di quattro ritratti realizzati con precisione e dovizia di particolari (uno di essi rimanda a Seneca).

«Questo codice va aggiungersi all'altro già presente nell'Ambrosiana - ha osservato monsignor Ravasi -, ossia il commento di San Tommaso all'Etica Nicomachea di Aristotele». Eppure nel 2002 il manoscritto fu restaurato, ma nessuno si rese conto della sua preziosità. C'è voluto lo studio scrupoloso del giovane ricercatore, attualmente impegnato in indagini sui fondi della Biblioteca Ambrosiana, per capire che quello fosse più di un semplice volume antico.

La scoperta, ha raccontato Petoletti, è avvenuta, "sorprendentemente", "a colpo d'occhio". Così, ha aggiunto, «sulla base di una serie di indizi, gli stessi che costituiscono un'indagine poliziesca, ho cercato di verificarne l'attendibilità». Prima di tutto partendo dalla grafia, che "non differisce" molto da quella dell'altro codice custodito dall'Ambrosiana. Tuttavia la prova indiziaria più significativa proviene dall'inventario del 1451 della biblioteca agostiniana di Santo Spirito, in cui sono conservati tutti i libri lasciati dal Boccaccio.

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Questo consente di collocare direttamente il manoscritto sullo "scrittoio" dell'autore del Decameron, visto che non si sottrae al metodo utilizzato per la catalogazione di volumi: la trascrizione, da una parte, della prima parola della prima pagina e, dall'altra, delle ultime tre parole del penultimo foglio che in questo caso corrispondono al verso "toxica seva gerit". Un verso, tra l'altro, che tradotto non ha alcun senso specifico e per niente vicino allo stile del poeta latino.

Boccaccio, probabilmente, recuperò il modello da cui copiò il Marziale dalla Biblioteca del monastero di Montecassino che nel medioevo conservò intatti numerosi capolavori antichi, come Tacito e Apuleio. A Milano il codice arrivò per mano di un certo signor Domenico che da Federico Borromeo aveva avuto l'incarico di acquistare libri: quindi il manoscritto, con ogni probabilità, è presente nella Biblioteca Ambrosiana fin dagli anni della sua fondazione (1607).

Tutti i particolari dell'importante ritrovamento saranno raccontati da Marco Petoletti in un articolo di prossima pubblicazione sulla rivista Italia medievale e umanistica, fondata da Giuseppe Billanovich. Una dimostrazione che l'insegnamento del filologo secondo cui "ogni manoscritto è pieno di storia" continua a seminare e raccogliere frutti.








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CAT_IMG Posted on 17/6/2007, 23:20Quote
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Philip Hermogenes Calderon - Broken Vows, 1856
Tate Gallery




Olio su tela di canapa
supporto: una struttura da 914 x 679 mm - pittura: 1205 x 980 x 104 mm


Voti rotti mostra l'agonia di una donna che ha scoperto il suo amante amoreggiare con qualcun'altra. Il tradimento è sottolineato non solo dal titolo ma dalle iniziali intagliate nella recinzione, la collana gettata sul pavimento e nei fiori morenti a sinistra.L'edera potrebbe simboleggiare l'illusione della donna di un amore eterno.
L'oggetto e la composizione rievocano un dipinto di Arthur Hughes, Amore d' aprile che, nel periodo Vittoriano, rispecchiavano storie d'amore, quindi avevano largo consenso ed erano di facile comprensione da parte del pubblico contemporaneo.

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Arthur Hughes, Amore d' aprile


Edited by sarahkerrigan - 18/6/2007, 11:03

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CAT_IMG Posted on 29/7/2007, 15:26Quote
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I segreti di Leonardo

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Il Cenacolo di Leonardo da Vinci è di nuovo al centro dell'attenzione mediatica e torna agli onori delle cronache il mistero del Codice Da Vinci.
Il merito, come spiegano i principali quotidiani italiani ed esteri, è di Slavisa Pesci, informatico di professione, che ha avuto un'intuizione: sovrapponendo all'Ultima Cena la sua stessa immagine ribaltata si notano dei dettagli che riportano tra le pagine del tormentone (non solo editoriale) Il Codice Da Vinci.
La parola d'ordine è di nuovo Templari e la discussione è già animata.
Pesci non ha perso tempo: ha già depositato la scoperta a suo nome per scoraggiare avvoltoi in cerca di best seller dal rubarla; con un esempio come Dan Brown a chi non farebbe gola una nuova storia di templari e misteri?
Sull'aggettivo "nuova" però c'é qualche dubbio: per gli esperti è la solita vecchia storia. Colorita come al solito la reazione di Sgarbi che in qualità di Assessore alla cultura meneghina (o forse in qualità di Vittorio Sgarbi e basta) ha dichiarato:
Se c’è un’opera sulla quale non c’è niente da dire, se non che Leonardo l’ha dipinta male, è il Cenacolo. Se poi con lo specchietto retrovisore vedi o meno qualcosa, è il tuo punto di vista, ma non è nulla che abbia voluto Leonardo o che lui abbia pensato.
Molto meno critici questa volta i blog: chi ne ha parlato l'ha fatto per ribadire ve l'avevo detto che il Codice Da Vinci ha ragione. Ma quali sono i dettagli di questa scoperta? All'interno della community di Libero circola un video, realizzato dal canale Affari Italiani, che spiega l'intuizione di Pesci, eccolo.



Pesci ha dichiarato alla stampa:Non sono uno storico dell’arte. Non mi sbilancio nel dare giudizi. Io ho fatto solo una scoperta una settimana fa e ora toccherà ai tecnici dell’arte spiegarla.

Fonte: Milano 2.0

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CAT_IMG Posted on 8/11/2008, 08:02Quote
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Leone di Belfort - Une semaine de bonté

Max Ernst - Pag. 11



"L’ hermine est une bête très sale. Elle est à soi-même un drap de lit précieux, mais comme elle n’en a pas de paire de rechange, elle fait la lessive avec sa langue."

Alfred Jarry, L' amour absolu



http://www.youtube.com/v/pfs_Wh-a0Nk&hl=en

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CAT_IMG Posted on 20/11/2008, 16:34Quote
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...domenica scorsa c'era una coda lunghissima davanti a Palazzo Marino e lo capisco perchè o si coglie subito l'offerta degli Odescalchi, oppure sarà difficile poter ammirare questa Conversione in seguito...però io vorrei poter ammirare da sola e con calma... credo userò le mie risorse:

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La Conversione di Saulo realizzata su tavola di cipresso rappresenta per la critica una delle tappe principali del percorso artistico del pittore.
Il dipinto, insieme al suo pendant raffigurante la Crocifissione di san Pietro, fu commissionato inizialmente per essere esposto nella cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo a Roma, ma lì non trovò mai collocazione e fu sostituito con una versione su tela.

Il legame tra la famiglia Odescalchi e la figura di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, affonda le radici nella controversa storia dei suoi ultimi giorni di vita, quando l’artista, carico delle amate tele, sbarca sulle spiagge del borgo di Palo, per sfuggire ai suoi inseguitori.
Noi abbiamo sempre amato questa storia perché felici che un pittore, tanto rivoluzionario quanto tormentato e grande, abbia trovato rifugio in questo luogo, da secoli di proprietà della nostra famiglia.
Un’ammirazione che, nata da racconti avventurosi, si è poi alimentata alla potenza espressiva dell’arte del Caravaggio. Una forza che ancora oggi emoziona, come di fronte a questa magnifica Conversione di Saulo, potente fin anche nei dettagli dell’apparizione di Cristo.
Dall’espressione del San Paolo accecato ai rami spezzati che circondano il muso schiumante del cavallo imbizzarrito, l’intera tavola ci restituisce la forza dirompente di Cristo che chiede a Saulo: “Perché mi perseguiti?”.
Una tavola che, proprio per la sua potenza, ha seguito un destino avventuroso, come quello del suo artista. Commissionata, immaginata, realizzata e persino rifiutata a Roma, perché le venne preferita la versione, più ortodossa e su tela, che da secoli orna la cappella Cerasi. La tavola ha poi dovuto subire un lungo esilio in terra di Spagna, per approdare a Genova e infine tornare, dopo tre secoli e grazie a Vittoria Balbi, a Roma.
Da quel momento, la famiglia Odescalchi, grazie alla determinazione di Guido, l’ha difesa, protetta, tutelata, ma soprattutto amata.
Oggi, dopo tante avventure e restituita ai suoi colori originali, questa magnifica tavola fa mostra di sé a palazzo Marino con mia gioia e orgoglio per essere ammirata da tutti i milanesi e per ricordare un altro legame tra il Caravaggio e gli Odescalchi: la loro origine lombarda.

[...]

http://www.artecontemporanealombardia.it

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CAT_IMG Posted on 15/12/2008, 19:34Quote
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...avevo visto la mostra L'arte delle donne..." a Palazzo Reale, ma oggi casualmente ho trovato un video. Amo Frida, Tamara e Artemisia, ma anche Marie Laurencin, pittrice ma anche poetessa e incisore, amica di Apollinare e amica di Carroll ...


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http://www.bluffton.edu/womenartists




La Dame aux Camelia

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CAT_IMG Posted on 12/10/2009, 19:39Quote
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Scoperta copia della stanza di Eliodoro dipinta da Raffaello in Vaticano
Rinvenuta in un appartamento borghese. La storica dell'arte Dacos non ha dubbi: è una copia d'artista



ROMA - Una copia della celebre stanza dipinta da Raffaello dedicata a Eliodoro. L'originale è in Vaticano, la copia, l'unica di cui si conosce l'esistenza, è stata rinvenuta in un appartamento a Civitavecchia. La storica dell'arte Nicole Dacos non ha dubbi: è una copia d'artista. Secondo la studiosa, una delle massime conoscitrici di Raffaello, è opera dell'incisore Ugo da Carpi, artista noto soprattutto per le sue xilografie. «Non è un'ipotesi, io ne sono sicura», spiega all'"Ansa" la Dacos.

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Un frammento e sotto, l'originale
(Foto Ansa)


L'AFFRESCO E LA TEMPERA - Le pareti della stanza rinvenuta «Sono disegnate con grande sicurezza, delineando i contorni con un tratto nero, spesso e vigoroso» ha detto Nicole Dacos. In realtà non si tratta di un affresco come in Vaticano ma molto probabilmente di una tempera. Questo costituisce un caso unico perchè non esistono altre copie antiche delle Stanze che il genio di Urbino eseguì negli anni tra il 1511 ed il 1514 per l'appartamento del papa Giulio II in Vaticano. La stanza di Eliodoro era destinata a sala di udienze e fu decorata totalmente da Raffaello, sia le pareti che la volta. Ugo da Carpi era famoso come riproduttore: nel 1527, data del Sacco di Roma, aveva seguito il Parmigianino a Bologna ma di lui si conosceva ad oggi una sola opera pittorica, la Veronica, molto mal conservata.

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La stanza di Eliodoro in Vaticano
(Foto Ansa)


LA SCOPERTA - L'affresco, scoperto nel 1972 dal signor Tarcisio, carabiniere in pensione, che insieme alla moglie Teresa vive in quell'appartamento dove la stanza decorata è la loro camera da letto, è avvolto da molti misteri. Nel '500 la stanza era parte di una torre, senza finestre e con tutta probabilità destinata all'uso militare. Attualmente la parete è nascosta da una carta da parati e da una fodera di muro con solo una piccola parte visibile, quella della scena della Messa di Bolsena. Del committente dell'opera non si sa nulla, come del perchè fu chiesto proprio a quell'artista di decorare la parete.

IL RESTAURO «IN CASA» - E' stato proprio il signor Tarcisio il primo restauratore, che quando entrò nell'appartamento comprato per la famiglia, nel 1972, si armò per far emergere l'affresco, ma capì che era qualcosa di più importante di una semplice decorazione. Riuscì a far riemergere ampi frammenti di pitture e sensibilizzò un giornalista della scoperta. Ma non trovando un seguito ai suoi entusiasmi ricoprì tutto con la carta da parati. Fino alla riapertura di oggi.

IL CONVEGNO - Dal 14 ottobre Civitavecchia è protagonista di cinque giorni di festa per le Celebrazioni dei 500 anni del Forte Michelangelo, fondato da Giulio II. Durante l'evento un Convengo illustrerà l'intera storia del ritrovamento. Per l'occasione in città tornerà Nicole Dacos che sottolinea: «La copia di Civitavecchia va assolutamente studiata» perchè è un «fenomeno unico che consentirà di aggiungere un capitolo alla storia dell'arte di Roma prima del 1527».

Corriere Della Sera - 12 ottobre 2009

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