 Utente con La Permissione
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In mostra alla Pinacoteca Ambrosiana, ancora per alcuni mesi...poi riprenderà il suo posto al Louvre, vicino alla Gioconda. La giornata è stata indovinatissima perchè, nonostante ci fosse molta gente in centro, questa era tutta impegnata per i saldi, così il museo era semi-deserto e non c'è condizione migliore per guardare, ri-guardare, soffermarsi e commentare le opere in sacrosanta pace e solitudine: eravamo solo alcuni davanti alla Cena di Emmaus di Tiziano, che è stata presentata in modo da valorizzare al massimo i dettagli, uno in particolare, che si poteva avvertire subito all'entrata della stanza dedicata ed era un misto di odori diversi fra loro...un cartello spiegava la sequenza di fragranze sprigionate accuratamente nell'ambiente e prodotte da Oikos (sul sito ci sono proposte come le gocce di rugiada ed io ne sono molto attratta perchè ricordano un paio di usanze nippo/milanesi al riguardo, ma non voglio divagare adesso) ad esempio il profumo dolciastro di lavanda dell'unguento di Nardo, gli arbusti di Palestina (e qui è stato un bell'indovinare, non avendone mai annusati) l'odore di pane, di ginepro e di violetta; quest'ultima essenza, cattura immediatamente i sensi e fa orientare lo sguardo verso le viole presenti sulla tovaglia...mi soffermo un attimo sulla tovaglia per chi non avesse ancora ammirato il quadro, sia al Louvre o qui a Milano: da lontano non si nota subito, ma appena ci si avvicina si può distinguere chiaramente la lavorazione del tessuto, di tipo jacquard con i riflessi lucenti, che è di una perfezione impressionante... La mostra è dedicata anche ad alcune opere di Rembrandt, disegni meritevoli senza dubbio, ma mi aspettavo di più... Anche qui all'Ambrosiana ho tentato il colpaccio, siccome eravamo li in quattro gatti, ma il commesso che si era messo a completa disposizione per ogni richiesta, in questo caso è stato irremovibile: volevo vedere il codice Atlantico fuori programma, ma non c'è stato nulla da fare...il mio charme ha fallito clamorosamente  Per concludere questa piccola rassegna di sensazioni, consiglio vivamente una visita a questa pinacoteca, anche a distanza di tempo se possibile...erano alcuni anni che non rivedevo i gioielli conservati al suo interno ed è sempre emozionante perdersi nei quadri di Leonardo (il Musico), Tiepolo, Luini, Caravaggio, il grande disegno di Raffaello per la Scuola di Atene, Bramantino, Bril e Brueghel etc. etc.
Legata all' Ambrosiana, c'è anche la faccenda, ormai risolta, del giallo del codice di Boccaccio ...per chi fosse interessato, un articolo di Katia Biondi - Uni Cattolica di Milano:
Il giallo risolto del Boccaccio all'Ambrosiana Marco Petoletti, giovane studioso della Cattolica, ha identificato un codice autografo di Giovanni Boccaccio. Per mons. Gianfranco Ravasi si tratta di «una scoperta rivoluzionaria». [Pubblicato: 21/02/2006]
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Le biblioteche sono luoghi di tradizioni. Lo ripeteva spesso Giuseppe Billanovich ai suoi studenti e a quanti, con lui, si dedicavano con passione allo studio della letteratura italiana medievale. E fonte inesauribile di tesori nascosti si è rivelata, ancora una volta, la Biblioteca Ambrosiana, dove nel suo ricco patrimonio è stato ritrovato di recente un codice autografo di Giovanni Boccaccio.
Autore della scoperta letteraria Marco Petoletti, giovane studioso dell'Università Cattolica, allievo della professoressa Mirella Ferrari che, della scuola di filologia fondata da Billanovich, è tra le maggiori eredi. Il manoscritto riproduce gli Epigrammi di Marco Valerio Marziale (morto intorno al 104 d.C.), che l'autore di Certaldo ricopiò nel 1362 durante il suo soggiorno napoletano.

Il codice, presentato lo scorso 17 febbraio dal prefetto della Biblioteca Ambrosiana, monsignor Gianfranco Ravasi, rappresenta una "scoperta rivoluzionaria" perché va ad ampliare notevolmente gli studi critici sul poeta originario di Terragona. Ma, nello stesso tempo, mette in luce un Boccaccio inedito: "moralista", da un lato, perché bacchetta Marziale («Sia maledetto questo poeta», scrive in una postilla) per l'uso di un linguaggio fin troppo osceno e licenzioso; "disegnatore", dall'altro, perché correda il manoscritto di quattro ritratti realizzati con precisione e dovizia di particolari (uno di essi rimanda a Seneca).
«Questo codice va aggiungersi all'altro già presente nell'Ambrosiana - ha osservato monsignor Ravasi -, ossia il commento di San Tommaso all'Etica Nicomachea di Aristotele». Eppure nel 2002 il manoscritto fu restaurato, ma nessuno si rese conto della sua preziosità. C'è voluto lo studio scrupoloso del giovane ricercatore, attualmente impegnato in indagini sui fondi della Biblioteca Ambrosiana, per capire che quello fosse più di un semplice volume antico.
La scoperta, ha raccontato Petoletti, è avvenuta, "sorprendentemente", "a colpo d'occhio". Così, ha aggiunto, «sulla base di una serie di indizi, gli stessi che costituiscono un'indagine poliziesca, ho cercato di verificarne l'attendibilità». Prima di tutto partendo dalla grafia, che "non differisce" molto da quella dell'altro codice custodito dall'Ambrosiana. Tuttavia la prova indiziaria più significativa proviene dall'inventario del 1451 della biblioteca agostiniana di Santo Spirito, in cui sono conservati tutti i libri lasciati dal Boccaccio.

Questo consente di collocare direttamente il manoscritto sullo "scrittoio" dell'autore del Decameron, visto che non si sottrae al metodo utilizzato per la catalogazione di volumi: la trascrizione, da una parte, della prima parola della prima pagina e, dall'altra, delle ultime tre parole del penultimo foglio che in questo caso corrispondono al verso "toxica seva gerit". Un verso, tra l'altro, che tradotto non ha alcun senso specifico e per niente vicino allo stile del poeta latino.
Boccaccio, probabilmente, recuperò il modello da cui copiò il Marziale dalla Biblioteca del monastero di Montecassino che nel medioevo conservò intatti numerosi capolavori antichi, come Tacito e Apuleio. A Milano il codice arrivò per mano di un certo signor Domenico che da Federico Borromeo aveva avuto l'incarico di acquistare libri: quindi il manoscritto, con ogni probabilità, è presente nella Biblioteca Ambrosiana fin dagli anni della sua fondazione (1607).
Tutti i particolari dell'importante ritrovamento saranno raccontati da Marco Petoletti in un articolo di prossima pubblicazione sulla rivista Italia medievale e umanistica, fondata da Giuseppe Billanovich. Una dimostrazione che l'insegnamento del filologo secondo cui "ogni manoscritto è pieno di storia" continua a seminare e raccogliere frutti.  |